Non di de me benché de me tu sai, pensa de te e poi de me dirai

Io non so quanti si assoceranno al delirante appello della signora Di Mario (nella rivista Sabinamagazine) nel quale si definisce il Carnevalone Liberato una "sorta di orgia collettiva".
So che il bieco e falso moralismo che promana l'appello può essere classificato in una sorta di lavacro di una coscienza bigotta che non centra minimamente il problema, se di problema si tratta.
A meno che, dati i contenuti piuttosto commerciali del giornale (viene distribuito gratuitamente e vive di pubblicità) si voglia, con l'arma dei commenti, aumentarne la oggi limitata diffusione per cercare di aumentare gli inserzionisti.
Migliaia di giovani (e meno giovani) allegri e spensierati che un giorno si divertono non hanno nulla a che vedere con un imbecille criminale che gira per le feste con un punteruolo in tasca.
Quelli che ho visto io erano armati di gioia di vivere e di coriandoli, ventimila presenze di un'intera giornata non possono essere messe in cattiva luce da un singolo episodio deprecabile e imprevedibile.
Invece c'è chi vuole rimestare nel torbido e far finta di non aver visto una marea di folla gaudente.
Il promotore dell'appello forse frequenta angoli del paese in cui ci sono "sorta di orge collettive", io e tutti gli altri non abbiamo visto nulla di tutto ciò.
A quando una vera inchiesta da parte (di un vero giornale) sulla diffusione dell'alcool, delle droghe e della violenza nel nostro ameno e ridente paese che in questo campo non è secondo a nessuno?

E poi si chiederà qualcuno come può accadere che con centinaia di controlli messi in atto dalle forza dell'ordine un pluripregiudicato per reati contro la persona e per porto abusivo d'arma arrivi e passeggi tranquillamente per le strade di Poggio Mirteto con un punteruolo in tasca?
L'ordine pubblico è demandato alle forze dell'ordine (che fino ad oggi hanno assolto con professionalità il loro compito) e non certo agli organizzatori che, da parte loro, curano la parte culturale e spettacolare.
I numerosi gruppi musicali, le bande, gli artisti di strada, il bamboccio, gli stessi striscioni con aforismi e frasi satiriche sono frutto di un lavoro accurato.
Di questo l'ARCI ed i soci sono responsabili ed orgogliosi, non certo della violenza e del tasso alcoolico di una piccola parte dei partecipanti.
Tasso alcoolico alimentato anche dagli esercizi commerciali che foraggiano con la loro pubblicità Sabinamagazine.